Tesina di maturità gratis: Latino

L’Epicureismo di Lucrezio e la paura della morte

Caratteri generali
L’Epicureismo, corrente di pensiero diffusasi a Roma fra il II ed il I secolo a.C., ad opera di Filodemo di Gadara con le sue lezioni tenute ad Ercolano così come quelle di Sirone a Napoli, propugnava il raggiungimento della felicità. La felicità si raggiunge tramite l’assenza di dolore (aponia) e l’assenza di turbamento (atarassia). L’aponia si raggiunge dando soddisfazione ai bisogni naturali, l’atarassia invece si raggiunge con la rinuncia all’ambizione, alla gloria, alla sete di potere, all’impegno politico e civile (negotium) che caratterizzava il mos maiorum. Alla base di tutto ciò vi è la coscienza che di tutti i fenomeni che avvengono sulla terra si può dare una spiegazione razionale, liberando l’uomo dalla paura proveniente dalla convinzione che il mondo sia regolato e governato da entità metafisiche. Tale corrente si diffuse notevolmente fra le classi colte, ma esse ne colsero solo il carattere di otium, ovvero il rifiuto dell’impegno politico e dell’invito al piacere.

Lucrezio ed il “De Rerum Natura”
Il “De Rerum Natura” è un poema didascalico in sei libri composti in esametri. Il esso Lucrezio espone i principi della dottrina epicurea.

La nascita del cosmo
Lucrezio ripropone la nascita del cosmo epicurea: gli atomi si sono aggregati dapprima casualmente a formare un’unione indistinta, poi si sono ordinati e disposti secondo un preciso criterio, sicchè quelli più pesanti si sono concentrati al centro dell’universo ed hanno formato la terra, mentre quelli più leggeri, invece, alla periferia, a formare gli astri.

La paura della morte
La paura della morte spinge l’umanità ad una irrefrenabile “frenesia di vita”: alcuni inseguono gloria e fama, altri si legano alle cose. Tali piaceri, tuttavia, una volta soddisfatti, lasciano il vuoto e con esso la paura del nulla. La paura della morte può essere eliminata solo attraverso la conoscenza dei meccanismi che regolano la natura, realizzando che la morte non è altro che una tappa dell’esistenza di ognuno di noi. L’universo è infatti dominato da leggi meccaniche, pertanto anche i fenomeni naturali hanno una spiegazione razionale e scientifica, dovuta semplicemente al disgregarsi ed al ricomporsi degli atomi. Noi chiamiamo nascita la formazione di un nuovo aggregato corporeo, mentre la disgregazione di tale aggregato è ciò che definiamo morte. Naturalmente, però, gli atomi non vanno perduti, ma tornano ad aggirarsi nello spazio in attesa di essere, per così dire, riciclati in una nuova aggregazione: per cui si può dire che, mentre i singoli aggregati hanno un’esistenza limitata nel tempo, la materia in sé è eterna (Lucrezio parlerà di “mors immortalis” alludendo al fatto che gli atomi di cui siamo composti continueranno ad esistere dopo la nostra morte, indifferenti ad essa). Di qui la famosa formula che sintetizza il principio-chiave della fisica epicurea:”Nil ex nilo, nil in nilum” ovvero “Nulla nasce dal nulla, nulla ritorna nel nulla”.