E' costituito da un singolo piano
di atomi di carbonio disposti su vertici di esagoni. Il reticolo del grafene
consiste di due sottoreticoli triangolari compenetrati: i punti di un
sottoreticolo sono al centro dei triangoli definiti dall’altro sottoreticolo.
Il reticolo ha perciò come cella unitaria due atomi di carbonio, che chiamiamo
A e B, ed è invariante per rotazioni di 120° intorno ad ogni punto del reticolo
stesso. Ogni atomo di carbonio ha un orbitale s e tre p: l’orbitale s e due p
formano forti legami covalenti nel piano del reticolo, mentre il rimanente p va
a formare banda di valenza e banda di conduzione.

Il livello di energia di Fermi separa gli stati
occupati da quelli pieni: nel grafene neutro banda di valenza e banda di
conduzione si toccano proprio all’energia di Fermi. In particolare, l’energia
in funzione del momento assume un andamento conico nell’intorno dei punti di
simmetria K e K’ della prima zona di Brillouin.
PRODUZIONE
La produzione del grafene tramite sintesi
chimica ha finora portato a campioni di dimensioni estremamente ridotte,
intorno ai dieci anelli di benzene.
Anche le
convenzionali tecniche di crescita, di largo uso per silicio ed altri materiali
semiconduttori, sono di scarso aiuto, poiché il nascente cristallo bidimensionale
tende a minimizzare la propria energia piegandosi su se stesso ed assumendo
struttura tridimensionale. E’ tuttavia possibile ovviare al problema ricordando
che l’interazione con strutture 3D durante il processo di accrescimento
stabilizza i cristalli 2D, cosicché è possibile produrre cristalli 2D fra o in
cima a dei normali cristalli tridimensionali.
Per produrre campioni
di grafene utili per gli esperimenti si ricorre ad una tecnica di “tiramento”
(“drawing”), in cui della grafite viene dolcemente spinta lungo un wafer di
ossido di silicio (lo stesso materiale largamente usato nell’industria dei
semiconduttori). Si ottengono così microcristalli di grafite di dimensioni
variabili, ma anche grafene: per distinguerlo si nota al microscopio lo schema
d’interferenza prodotto dai singoli cristalli di grafene con la luce riflessa
dalla superficie dell’ossido. Si ottengono così campioni fino ai 100 μm di
lato.

Visione al
microscopio larga 300 µm che rivela la presenza di grafene.
Tuttavia la tecnica di “tiramento” è con ogni
probabilità inapplicabile su scala industriale, si stanno quindi compiendo
significativi sforzi per far crescere il grafene con tecniche epitassiali già
note.
EFFETTI RELATIVISTICI
Come è già stato detto, il grafene è un
semiconduttore a gap zero in cui le energie delle bande di valenza e conduzione
sono funzioni lineari del momento. Questo implica che la velocità degli elettroni
nel grafene sia costante; essa risulta circa 10
6 m/s, quasi 1/300
della velocità della luce.
Per la precisione la meccanica quantistica
degli elettroni del grafene è identica alla meccanica quantistica di particelle
relativistiche con massa tendente a zero.
Nel grafene ci si aspetta che le interazioni
fra elettroni siano molto forti poiché la costante di accoppiamento α
GR≈e
2/hv≈1
è molto più grande della costante di struttura fine – la costante di
accoppiamento della QED – α≈e
2/hc≈1/137. Questa forte
interazione palesa effetti a multi corpi atipici per i normali cristalli.
CONDUCIBILITA’
Poiché la densità di elettroni e buche tende
a zero col diminuire della temperatura, ci si aspetta che anche la
conducibilità si annulli. Gli esperimenti contraddicono le attese: il grafene
non ha mai mostrato resistività più grande di diversi kOhm, e tentativi di
renderlo meno conduttivo sono finora falliti. Eduardo Fradkin predisse questo
comportamento non intuitivo nel 1986: la sua teoria assume che mentre la temperatura
tende a zero, proprio l’ultimo elettrone o buca permette un minimo di
conducibilità dell’ordine di e
2/h; sia il campione di grafene un
micron o un metro quadro.
EFFETTO HALL QUANTISTICO
In presenza di un campo magnetico
perpendicolare, gli elettroni confinati in un piano subiscono l’effetto della
forza di Lorentz che li costringe a compiere orbite chiuse. Secondo la teoria
quantistica, le circonferenze di queste orbite devono contenere un numero
intero di lunghezze d’onda di de Broglie: ciò da luogo ad uno numero discreto
di energie cinetiche concesse, conosciuto come livelli di Landau. Il fatto che
la sequenza dei massimi della resistività longitudinale ρ
XX in
funzione della densità n dei portatori sia centrata su n=0 implica che vi è un
livello di Landau per E=0 (si noti che senza campo magnetico non c’è nessuno
stato ad E=0). Inoltre sappiamo, dall’esperienza sull’effetto Hall quantistico,
che i valori di plateau della conducibilità trasversa σ
XY
misurano le densità a cui i livelli di Landau sono pieni. I plateau a σ
XY=±2e
2/h
nella figura seguente indicano che il livello a E=0 prende metà stati dalla
banda di conduzione e metà dalla banda di valenza. Questa inusuale proprietà
del livello zero di Landau è responsabile dell’anomala sequenza dei plateau
σ
XY del grafene, che risulta spostata di ½ se comparata con
l’effetto Hall quantistico standard.

Effetto Hall
quantistico nel grafene in funzione della densità dei portatori n.
L’effetto Hall quantistico nel grafene a
doppio strato è persino più interessante: il doppio salto di σ
XY
a n=0 dimostra che due livelli di Landau sono associati ad E=0, effetto
spiegabile assumendo che i portatori, ancora particelle senza massa e relativistiche,
abbiano una curva di dispersione quadratica tipica di particelle massive non
relativistiche: un ossimoro che necessita di ulteriori studi. Altra importante differenza fra
fermioni di Dirac nel grafene ed elettroni non relativistici è la spaziatura
fra i livelli di Landau. In un sistema non relativistico il periodo di
ciclotrone è indipendente dall’energia, quando invece gli effetti relativistici
diventano importanti la spaziatura è proporzionale a B/E (B è il campo
magnetico, E è l’energia del cristallo) e quindi è molto grande a piccole
energie. Questo fenomeno rende il grafene un materiale in cui è osservabile
l’effetto Hall quantistico a temperatura ambiente.
PROPRIETA’ MECCANICHE
Membrane biologiche o altri materiali sottili
sospesi con leggera tensione diventano flosci e tendono a deformarsi e
raggrinzire. Recenti studi di fogli di grafene sospesi con poca tensione hanno
mostrato che essi restano essenzialmente piatti, con increspature di solo
qualche Angstrom in spessore e diversi nanometri in lunghezza: grandezze
trascurabili rispetto alla superficie tipica del campione.
POSSIBILI APPLICAZIONI
A causa dell’alto rapporto superficie/volume
il grafene sembra adatto per i materiali compositi, a causa dell’alta
conducibilità per le batterie, a causa dell’elevata robustezza e leggerezza per
componenti micromeccanici.

Esempio di dispositivo
ricavato da un singolo foglio di grafene: un “quantum dot” (al centro, in
bianco) costituito da quattro anelli di benzene è connesso ad elettrodi di
grafene (blu). Un gate complanare (rosso) controlla il flusso di carica attraverso
il circuito.
C’è la possibilità che il grafene porti la
maggiore innovazione nel campo dell’elettronica: grazie all’elevata velocità i
portatori impiegherebbero meno di 0.1ps per coprire la distanza tipica che
separa i contatti di un transistor. D’altro canto ci si aspetta che la
tecnologia basata sul silicio incontrerà un limite fondamentale entro 15 anni,
quando i componenti dei circuiti rimpiccioliranno fino a 10 nm; mentre il
grafene mantiene le sue caratteristiche fintanto che c’è almeno un singolo
esagono. Per l’utilizzazione come componente di transistor è tuttavia
necessario indurre un gap fra banda di conduzione e banda di valenza. Ciò è
stato ottenuto dopando opportunamente il grafene oppure confinando la sua
geometria, o anche facendo crescere il grafene su un apposito substrato.

Quando uno strato di grafene è accresciuto su
un substrato composto di carbonio e silicio, l’interazione fra grafene e
substrato rompe la simmetria fra i sottoreticoli del grafene. Questo separa le
bande dei sottoreticoli in K e K’ nello spazio dei momenti ed apre un gap fra
banda di conduzione e banda di valenza.