- Lampada
idrogeno-deuterio
La sorgente utilizzata
nell’esperimento è una “lampada di Balmer” prodotta dalla ditta Leybold-Heraeus.
Si tratta di una lampada a scarica gassosa alimentata con tensione alternata:
idrogeno e deuterio atomico sono prodotti per elettrolisi dall’acqua pesante (D2O)
e leggera (H2O) presenti nella lampada nel rapporto di 1:3. La
presenza di particolari catalizzatori previene quasi totalmente, come mostrato
nello spettro, la formazione di idrogeno molecolare.
- Monocromatore
L’analisi della
lunghezza d’onda della luce emessa è stata effettuata tramite un monocromatore
Jobin-Yvon a scansione automatica nel range 2000-13000 Å con motore passo-passo.
Il reticolo di 1200 righe/mm utilizzato, blazed a 5000 Å, permette di lavorare fra
3000 e 8000 Å.
La sensibilità in
lettura è di 0.01 Å, mentre la dispersione sul piano della fenditura di uscita è
pari a 12 Å/mm. Durante l’esperimento le fenditure sono state tenute a 20
μm e l’allargamento effettivo misurato, pari a 0.4 Å, è risultato superiore
a quello indotto dal monocromatore (0.24 Å). Esso è stato attribuito all’effetto
Doppler, particolarmente importante nel caso di un atomo leggero come
l’idrogeno. Inoltre, in misure ripetute, è stato notato un significativo
scostamento casuale delle righe di emissione e pertanto l’incertezza
complessiva sulle lunghezze d’onda emesse è stata stimata pari ad 1 Å.
-
Fotomoltiplicatore
La conversione della
luce in corrente elettronica è stata affidata ad un fotomoltiplicatore Hamatsu
a 11 dinodi alimentato a 600-1000 V e sensibile, all’incirca, fra 3000 e 7000
Å.
- Pc
La gestione della
scansione in lunghezza d’onda e l’analisi degli spettri è stata eseguita con il
programma SpectraLink, il trattamento dei dati col programma Origin.
